Ugo Conti
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S. Pietro di Deca

San Pietro di Deca

“...Sorge questa fabbrica vicino la marina di San Marco, presso il torrente Panà, in una proprietà del signor Cupane...l’edificio circolare internamente ha il diametro di mt 6.47, esternamente ha pianta poligonale, ed è coperto da una cupola ora protetta da tegole. Si entra adesso da un arco depresso a sud-est, ma accanto, a sinistra, si trova un’altra porta con arco tompagnata. Nell’interno si notano in giro otto nicchie semicircolari, le due accanto al’ingresso più piccolo, di mt 1.14 di diametro, le altre variano da mt. 1.30 a mt. 1.63 e così variano pure i pilastri che li separano. Le nicchie più grandi sono alte mt. 2.47 circa dal suolo presente...una cornice di semplice filare di pietra sporgente si imposta sotto della cupola a mt. 0.92 circa al di sopra delle nicchie grandi.” - descrizione di Antonio Salinas fatta nel 1879.

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Esattamente un secolo dopo, il professore Camillo Filangeri redige un rilievo dettagliato della struttura chiamata in antichità “Convettazzo” dagli abitanti della zona. Studi approfonditi hanno fatto emergere come la struttura fosse un Monastero Basiliano. Il ritrovamento occasionale di una moneta nella muratura di una monofora esterna, dimostrò che tale struttura fu certamente usata agli inizi del IX secolo sotto il regno di Michele II. A pianta ottagonale, presenta “otto nicchie, irregolari fra loro ed assolutamente inocompatibili con le bifore ricorrenti sui lati dell’ottagono”. Lo spazio interno è coperto da una calotta regolare e comprende sette nicchie di diversa profondità, ma impostate tutte sulla stessa quota. L’impianto sembra tradire incongruenze costruttive tra l’interno e l’esterno, dovute soprattutto a numerosissimi rimaneggiamenti. È da rilevare che San Pietro di Deca non dipese mai dal Monastero di San Filippo di Fragalà, ciò implica una buona situazione finanziaria ed è a questo benessere che San Pietro di Deca deve la sua lunga sussistenza. Nel XVI secolo la lingua e la Cultura greca nel territorio, erano quasi del tutto scomparse. San Pietro di Deca, invece, commissiona nel 1549 al monaco Teofilatto Contostablina un messale in greco, tuttora conservato. Si tratta di un codice vaticano greco, in cui il copista al foglio 200 ha registrato la data del compimento dell’opera, il Venerdì 22 Febbraio 1549. Le “visitationes” effettuate fino al 1550 dimostravano quanto il monastero godesse di ottima funzionalità sia finanziaria che religiosa, mentre le visitatio eseguite dal 1557 in poi iniziano a menzionare deficienze. Un colpo mortale alla sussistenza del Monastero fu dato dallo spostamento forzato della fiera che si effettuava nella piana antistante a causa delle incursioni dei pirati provenienti dal Nord Africa. Una campagna di scavi finanziata dall’Università di Vienna, con una concessione del Gennaio 2000, ha portato alla luce nella zona Sud Est del Conventazzo, le mura di una Chiesa della lunghezza di metri 20 e larghezza di metri 8,all’interno della quale è stata trovata una base in muratura, in cui si ipotizza ci fosse una scala. In direzione sud ovest ed ovest il terreno è risultato pieno di resti di mattoni e ceramica. I reperti portati alla luce sono databili dal IV al VII secolo, in particolare la ceramica nord africana di tipo Ars, ossa di animali, tratti di mura testimonianti l’esistenza in origine di un complesso edilizio e sepolture di origine ignota. Per quanto riguarda la parte sud della struttura, è stata liberata la parte destra dell’abside centrale, cui si connette un absidiola laterale, affiancata da un ambiente rettangolare, chiamata diaconicon. All’interno dell’abside, è stata rinvenuta parte della copertura pavimentale.

 
 
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